COME SARANNO I PROSSIMI SCHERMI PER IL CINEMA?

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Il cinema e’ una entita’ che tende alla conservazione e questa e’ stata la forza che l’ha reso cosi’ longevo.

Gia’ nel 1909 i maggiori produttori dell’epoca si accordarono per uno standard cinematografico comune a tutte le sale: la pellicola 35mm.
Uno standard che è durato, inalterato, per 105 anni. Superando rivoluzioni tecnologiche quali l’arrivo del sonoro, del colore, del 70mm, e di altri standard minori (16mm, Imax, Cinerama, altri).
Per decenni e decenni è stato superiore alla concorrenza extra-cinematografica: la televisione, il VHS, il DVD, anche il Blue Ray. Poi, infine, per i costi di distribuzione, non per la qualità, nel 2014 si è deciso di soppiantarlo definitivamente con la proiezione in digitale.
Ma il digitale, si sa, è una realtà liquida e multiforme e in pochi anni, nel cinema, si è passati da proiettori 1,3k a 2k e ora si parla di 4k.

Cerchiamo di fare un po’ di chiarezza con questi termini.

I primi proiettori digitali erano proiettori HD (high definition) e il termine 1,3k era corrispondente al numero di pixel orizzontali (1280). Nel marzo del 2002 le major americane (WB, Fox, Paramount, Sony, Universal e Disney) si riunirono in un consorzio chiamato DCI (Digital Cinema Initiatives) e, volontariamente definirono uno standard per i film di loro produzione: il 2k. Chiunque avesse voluto proiettare film di loro produzione si sarebbe dovuto dotare si proiettori con 2000 pixel di risoluzione verticale (2048p x 1080p; attenzione a non confonderlo con il Full HD, 1920p x 1080p, che è uno standard dell’home entertainment). Avendo una potenza distributiva egemonica, di fatto DCI impose uno standard mondiale, perché chi riesce a condurre un cinema senza il prodotto americano?

Ora si affaccia all’orizzonte lo standard 4k (4096p x 2160p; mentre l’Ultra HD per l’home video è 3840p x 2160p), non è ancora stato reso obbligatorio da DCI ma nel frattempo è accaduto qualcosa che non era mai accaduto prima, fin dalla prima proiezione dei fratelli Lumière del 28 dicembre 1895: alcuni cinema hanno sostituito la proiezione su uno schermo di tela con uno schermo a LED.

Questa innovazione molto probabilmente, nel giro di pochi anni, cambierà moltissimo la configurazione tecnologica delle sale. Vediamo come.

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Sian Paragon Cineplex a Bangkok

Nel 2017 prima in una sala del circuito Wanda Cinema a Seul, poi a Zurigo, l’Arena Cinema ed infine il Sian Paragon Cineplex a Bangkok, sono stati realizzati i primi cinema con uno schermo LED, prodotto da Samsung.  
Lo schermo, certificato da DCI, è un display MicroLED dotato di HDR (high dynamic range) e risoluzione 4K (4096 x 2160 pixel). Parliamo quindi di una tecnologia capace di emettere autonomamente la luce (non sono LCD retroilluminati).
Al di là dei costi molto alti (è inevitabile nei prototipi), i vantaggi di questa tecnologia potrebbero risiedere nell’alta luminosità (si può arrivare ad una intensità luminosa di 146 foot lambert) ed in una possibilità per ridurre i costi di esercizio (lampade, consumi energetici) dei proiettori digitali. Chi l’ha provato ha dichiarato che l’esperienza nelle proiezioni 3D è notevole.

schermo Samsung – Cinema Led

 

dettaglio dello schermo_fonte DDay


I veri problemi nascono da due fattori: la fissità obbligata della dimensione dello schermo e la modifica della disposizione dell’impianto audio.

Nel primo caso il problema nasce dal fatto che la distanza tra un pixel e l’altro (cosiddetta pitch) che ora è di 2,4mm ed obbliga ad una dimensione fissa dello schermo, i suddetti 10 metri di base.
E’ una grande limitazione questa, perché la proiezione su schermo permette di adattare forma e dimensione secondo la geometria della sala.

Nel secondo caso l’impianto audio deve essere modificato perché nei sistemi a proiezione è posizionato dietro lo schermo, per dare l’illusione della direzionalità dell’audio e perciò della profondità spaziale della scena proiettata. Perciò, per permettere la trasparenza acustica, soprattutto alle frequenze medio-alte, lo schermo che si installa in un cinema è microforato.
Uno schermo LED, inevitabilmente, non può essere microforato.
Per ovviare a questo inconveniente, nella sala coreana, sono stati disposti dei diffusori per le alte frequenze “a rimbalzo”. Invece di diffondere il suono direttamente verso la sala questi sono stati puntati contro lo schermo in modo che da questo rimbalzino verso la sala.

disposizione degli impianti audio in una sala all’estita all’ISE di Amsterdam_fonte DDay

La distonia tra immagine e suono è, tuttavia, ancora evidente. La Samsung, che si avvale della tecnologia della controllata Harman, sta pensando all’utilizzo di un line array di diffusori attorno allo schermo, che avrebbero il vantaggio di avere una copertura più uniforme.

Chi scrive ha ancora grosse perplessità circa la validità di queste soluzioni perché non potrebbero risolvere i problemi a tutte le configurazioni geometriche delle sale: nelle sale piccole, per esempio o in quelle larghe e poco profonde.

In sintesi non è stata ancora scritta l’orazione funebre dei sistemi a proiezione.

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